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Sweet Country di Warmick Thornton: Istantanea di un Passato Sempre Attuale

recensioni

Premio della Giuria alla 74° Mostra di Venezia, Sweet Country è un western agile e robusto, dove la storia di un popolo e quella di un paese si fondono in una parabola etica e politica che non manca di rivelare squarci di bruciante attualità.

Sweet Country LocandinaBlack Hill, 1929. Un pugno di fattorie sparse nel Northern australiano. Fred e Kennedy sono due boss, coloni britannici che coltivano angurie e allevano vacche sfruttando il lavoro di alcuni aborigeni locali: Sam, un uomo solitario e taciturno, il vecchio brontolone Archie e Philomac, un ragazzino curioso che sconta l’intemperanza della sua giovane età. Kennedy tratta gli indigeni con dispotica sufficienza mentre Fred è un mite pastore protestante a cui la fede impone una più larga compassione. Una mattina, a Black Hill, arriva Harry, un reduce prepotente e razzista che chiede a Fred di prestargli i suoi operai (quasi fossero utensili) per sistemare un recinto malmesso. La guerra lo ha segnato, deve fare i conti con i fantasmi di uno stress post-traumatico. Considera gli indigeni dei prigionieri, e quando non obbediscono ai suoi ordini diventano disertori. Il rapporto tra lui e Sam è da subito conflittuale e degenera al punto tale che quest’ultimo si vede costretto a fuggire, per salvare se stesso e la sua famiglia, dando l’avvio a un’accanita caccia all’uomo nelle terre selvagge e desolate dell’outback, il cuore terroso dell’Australia.

Scritto e diretto da un gruppo di autori di ascendenza aborigena (oltre al regista Thornton, lo sceneggiatore Steven McGregor e il tecnico audio David Tranter, dalle cui storie di famiglia è stata cucita la trama), Sweet country è una sorta di road movie ante litteram, impreziosito da un’architettura di flashback e flashforward, dove il viaggio è una fuga verso il sogno.

La colonizzazione britannica, cominciata sullo scorcio del XVIII secolo, ha irrimediabilmente compromesso il milieu dei nativi e sgretolato il loro variopinto patrimonio culturale con la brutalità e l’arroganza che spesso la civilizzazione porta con sé. Sam percorre l’outback alla ricerca di un mondo perduto, di un passato di tradizioni valoriali e spirituali ormai irraggiungibili che trasformano il suo tentativo di fuga in un fallimento annunciato. Viaggia nello spazio ma insegue il tempo. Questa condizione di sospensione non può essere risolta attraverso la convivenza pacifica ma soltanto per mezzo di una contrapposizione drammatica: morte identitaria o morte fisica. Sweet Country RecensionePiegarsi alla supremazia degli inglesi significa, dunque, rinunciare alle proprie origini. È questa la tentazione di Philomac, che insegue un percorso ideologicamente invertito rispetto a quello di Sam: stregato dall’orologio da taschino di Harry, lusingato dagli stivali che Kennedy gli regala per asservirlo definitivamente alla propria cultura, gli stessi stivali con i quali i coloni hanno calpestato le radici di un popolo. Due oggetti da bianchi, due simboli potenti: quello di un tempo concluso e quello di una violenza ancora operante. E anche se Fred, che chiede a Sam di non chiamarlo più boss, sembra comprendere le conseguenze nefaste di questo circolo vizioso, non sarà sufficiente per disinnescare un ordigno sociale che ha superato il proprio punto di non ritorno. Sweet country racconta la storia di un’integrazione impossibile, che oltrepassa la volontà dei singoli per sconfinare negli abissi insondabili della natura umana. In questo senso configura un dittico ideale con Samson & Delilah, il precedente lungometraggio di , dove l’ambientazione, spostata nel tempo ma non nello spazio, accompagna l’esistenza di povertà e degrado di due giovani indigeni innamorati nella periferia moderna di un Paese in cui i conflitti razziali e le tensioni civili restano ancora pericolosamente irrisolti. Scheda tecnica Titolo originale: Sweet Country

 

Scheda tecnica

Titolo originale: Sweet Country

Regia: Warmick Thornton

Sceneggiatura: Steven McGregor, David Tranter

Interpreti principali: Bryan Brown, Luka Magdeline Cole

Musiche: —

Produzione: Australia

Anno: 2017  

Trailer