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Hunt for the Wilderpeople di Taika Waititi: Caccia al selvaggio

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Il regista neozelandese Taika Waititi realizza con Hunt for the Wilderpeople un’avventura divertente, non avulsa da una sfumatura grottesca, rendendo nuovamente lo sguardo dei suoi piccoli protagonisti teorema principale con cui interpretare il mondo e gli adulti. 

Molto spesso nella storia del cinema ci siamo trovati di fronte a racconti che trattano di reintegrazione, soprattutto di poveri bambini che non avendo una famiglia sfogano il loro malcontento nella violenza o nella criminalità. Ciò fa sì che vengano affidati a delle altre persone, con lo scopo di far capire loro cosa sia l’educazione e quali siano i giusti principi da adottare. Questo hunt for the wilderpeople postersi è portati a pensare assistendo ad un film che tratta il tema suddetto, ma vi assicuro, non è il nostro caso. Tutto quello che è appena stato descritto avviene, è vero, ma si sviluppa secondo l’unico e caratteristico stile del regista Taika Waititi.

Come spesso nei suoi film, anche in Hunt for the Wilderpeople l’ambientazione non è assolutamente secondaria, e oltre a svolgere un ruolo simbolico, in cui l’apetto idilliaco si fonde ad un senso di isolamento, la natura viene presentata semplicemente così com’è: bellissima, sontuosa, degna di ammirazione, parte integrante del film. Questa volta la storia, che vede come principale protagonista un ragazzino di nome Ricky (Julian Dennison), è ambientata in una fattoria nelle colline selvagge della Nuova Zelanda. Lui abbastanza goffo, ma bonaccione, si affezionerà subito alla sua nuova famiglia, composta dalla dolce e affettuosa Bella (Rima te Wiata) e da suo marito Hec (interpretato da Sam Neil), un personaggio abbastanza tetro e scorbutico, ma che sotto sotto ha un gran cuore.

Un improvviso e doloroso evento sconvolgerà la vita dei protagonisti, specialmente quella di Ricky e di Hec, che si ritroveranno a sopravvivere nei sperduti boschi Hunt for the Wilderpeople Taika Waititidella terra che circonda la loro fattoria. Non finisce qui però, in quanto i servizi sociali riterranno Ricky rapito e Hec un molestatore su cui verrà addirittura posta una taglia. Tutto questo darà vita ad un divertente, e in alcuni punti grottesco inseguimento di Ricky e Hec da parte delle forze dell’ordine.

Il rapporto reale tra i due, però, non è assolutamente ciò che viene pensato dalla polizia. Pian piano i due cominceranno a collaborare, e diventeranno sempre più uniti, fino a quando non saranno realmente come un padre e un figlio. La particolarità di questa pellicola inoltre è la consapevolezza che si ha della vita e del mondo, che come era accaduto in Boy, film stupendo del medesimo regista Waititi, è dal punto di vista di un ragazzino, il che rende le cose diverse. Anche la crescita interiore è tema importantissimo di questo lungometraggio, non solo quella di Ricky, ma soprattutto quella di Hec, che gradualmente imparerà ad accettare e a superare i suoi difetti, aiutato dal suo giovane compagno di viaggio.

Hunt for the Wilderpeople
Hunt for the Wilderpeople
, come ci suggerisce il titolo, è una vera e propria caccia a qualcuno che viene definito selvaggio. Ma selvaggio per chi? Evidentemente per una realtà difficile, dove non è possibile vivere, e dove l’unica soluzione per combattere è quella di isolarsi, e quando si è alle corde, combattere, da soli o in compagnia contro una forza più grande. Alla fine forse, non è importante il risultato di questa battaglia, ma tutto ciò che è avvenuto prima, una sorta di viaggio, che ci ha fatto cambiare e migliorare. È proprio questo quello che accade ai nostri protagonisti e allo spettatore, a cui risulterà facile immergersi in questa nuova avventura.

Pierluigi Gugliotta

 

SCHEDA TECNICA

Titolo originale:  Hunt for the Wilderpeople

Regia:  Taika Waititi

Sceneggiatura:  Taika Waititi

Interpreti principali:  Julian Dennison, Sam Neill, Rima Te Wiata

Produzione:  Piki Films, Defender Films, Curious Film, Carthew Neal, Matt Noonan, Leanne Saunders, Taika Waititi

Origini:  Nuova Zelanda 2016

Trailer

Dello stesso autore abbiamo recensito anche Boy. 

Pierluigi Gugliotta

Appassionato di cinema, libri, videogiochi, mitologie, viaggi e culture straniere, spera un giorno di diventare poliglotta e di fare il giro del mondo (magari a cavallo di un drago).

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