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Fantasticherie di un Passeggiatore Solitario di Paolo Gaudio: L’appassionante ricerca dell’incompiuto

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C’è un’attitudine a camminare che riguarda alcuni filosofi e scrittori, scienziati e intellettuali, la propensione nell’utilizzare la passeggiata come strumento di pensiero vero e proprio. Da Robert Walser, che ha intitolato anche uno dei suoi testi più importanti La Passeggiata, a Heisenberg e Bohr, sino ad arrivare a filosofi come Nietzsche e Rousseau.

Ed è sul camminare che il loro pensiero si colloca non come pensiero definitivo, ma come pensiero in divenire, appunto errante. Molti di questi autori, tra le altre cose, hanno avuto la sfortuna di non riuscire a portare a termine le loro ricerche, lasciando incompiuti i loro lavori. In particolare Rousseau, poco prima di morire aveva iniziato a lavorare ad un progetto chiamato Le fantasticherie del passeggiatore solitario, libro di riflessioni tratte da passeggiate, appunto.

A molti anni di distanza da quell’opera incompiuta di Rousseau, Paolo Gaudio ha dato vita a Fantasticherie di un passeggiatore solitario, film che usa una tecnica mista tra live action e stop motion principalmente. Fantasticherie di un passeggiatore solitario è un film che nasce su una traccia essenziale di natura fantasy: un ragazzo, Theo, trova un libro incompiuto di un autore a lui sconosciuto, Jean Jacques Renou, e si mette sulle tracce di un luogo straordinario: Vacuitas, presente in una mappa contenuta nel libro. Ma dalla base fantasy si strutturano diversi nodi, il rapporto tra lo scrittore del libro, Renou, e il protagonista; il rapporto tra Theo e la sua compagna, e infine il camminare stesso, l’incedere errando. Tutte le storie si avvolgono l’una all’altra in maniera circolare, nessuna delle derivazioni dalla trama principale si esaurisce all’interno del film, tutto rimane aperto dando la possibilità allo spettatore di continuare ad immaginare e vivere il film al termine della proiezione.

Ma la circolarità non è soltanto una struttura narrativa, è un ulteriore riferimento ad alcuni dei molti filosofi e scrittori presenti nel romanzo, penso a Nietzsche, citato anche durante il film quasi testualmente, che, ad esempio, nel Così parlò Zarathustra lavora sulla ciclicità, accompagnando lo Zarathustra con due animali: un’aquila e un serpente che si morde la coda, segno dell’eterno ritorno, struttura cardine del pensiero Nietzscheano.

Il lavoro di Paolo Gaudio è strutturato su più livelli oltre quello cinematografico-visivo, come ci ha abituato anche con alcuni dei lavori precedenti a questo suo primo lungometraggio, ad esempio il Gatto nero, tratto da uno dei più famosi testi di Edgar Allan Poe, con il quale Gaudio lavora anche sulla struttura narrativa riuscendo a mischiare il racconto all’animazione; in questo caso i testi letterari citati, oltre a Rousseau e a Nietzsche, vanno da Lewis Carroll a Flaubert, passando per molti dei tanti romanzi incompiuti della storia della letteratura.

Così Gaudio ci accompagna sino alla fine di Fantasticherie di un passeggiatore solitario lasciandoci all’interno della Fantasticheria n. 23, l’ultima ricetta-percorso diretto sino a Vacuitas, luogo straordinario verso il quale Theo sarà attratto, errando tra la fantasia e la realtà, proprio come le sue ricerche sui romanzi incompiuti lo hanno portato sulla strada di Renou, così anche lo spettatore sarà costretto a dover continuare con la propria fantasia ciò che da altri è stato iniziato, ma non è stato portato a termine.

Luca Romano

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