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Bong Joon-ho e lo Shaking Cinema

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tumblr_inline_n8m31ndcJB1rnite0A chi non piacerebbe guardare un vecchio film di arti marziali al cinema, seduto di fianco a Quentin Tarantino che urla estasiato durante la visione? Magari dopo una giornata passata a ciondolare e bere in giro, mentre tra un bicchiere e l’altro Quentin ti dice quanto apprezzi il tuo lavoro? E’ successo a Bong Joon-ho, che non aveva mai incontrato il regista americano prima. Ma i due erano da tempo ammiratori reciproci. “I film di Bong Joon-ho hanno quel qualcosa in più che avevano le opere migliori di Spielberg negli anni 70, c’è entertainment e c’è commedia. Quando ho visto The Host per la prima volta, ne sono rimasto talmente impressionato che poco dopo l’ho proiettato nel cinema che gestisco a Los Angeles, insieme a Memories Of Murder. E si tratta di due capolavori, sono entrambi grandi film, e anche originali. Negli Stati Uniti sono supereroi muscolosi, scienziati e soldati, a combattere i mostri. Sarebbe impensabile che a fare la parte dell’eroe sia una famiglia. E che famiglia, poi. Non una qualsiasi, ma una famiglia strana e devastata, incasinata e idiota come quella di The Host! Scelte del genere, oltre a marchiare a fuoco il film con un’impronta coreana d.o.c., servono a rivitalizzare, se non a rifondare, il cinema di genere.” Era il 2013 e il treno inarrestabile di Snowpiercer stava per invadere il pianeta.

Ad attraccare nei porti di una cinquantina di festival in giro per il mondo, in questi mesi, è invece una nave. Una nave sulla quale è stato girato quasi per intero un film che risponde al nome internazionale di Sea Fog, debutto alla regia di Shim Sung-Bo, che aveva scritto (insieme a Bong) Memories Of Murder. Shim era in difficoltà, e tanto è bastato a Bong per decidere di intervenire e produrgli il film. “Per essere un debutto, si tratta di un film molto duro. Girare a bordo della nave, nel mezzo dell’oceano, è difficilissimo. Spielberg, dopo Lo Squalo, dichiarò che non sarebbe mai più tornato nell’oceano. E ha mantenuto la parola”. Pare che il regista si sia lamentato di non essere riuscito a tenere al centro del film la storia d’amore a cui teneva tanto. Ovviamente quando Bong ha letto la prima stesura della sceneggiatura e ne ha comprato i diritti, non lo ha fatto certo per la love story. Diciamo che per il momento è stata accantonata, e ci sarà occasione per portarla sugli schermi in futuro. Ci giochiamo i nostri quattro mignoli che l’intervento di Bong Joon-ho ha reso Sea Fog un film di gran lunga migliore: se ci sbagliamo ce li troncheremo davanti ai vostri occhi, perché Sea Fog sarà proiettato durante I Dispersi Verso Oriente, la rassegna di cinema coreano che sta per arrivare in città. Se però come sempre abbiamo ragione noi, vogliamo vedere la sala del Cineporto addobbata con le vostre cento paia di mignoli estirpati. Se non si è capito, noi adoriamo Bong. E non siamo i soli. Qui di seguito cinque motivi validi per tanto amore.

chu-cho-mat-tich-barking-dogs-never-bite-2– Barking dogs never bite (2000): se sei un insegnante frustrato e rancoroso, un cane che abbaia di continuo può davvero darti sui nervi. Ci vuol poco a perdere il controllo e sfogare tutto sul povero cagnolino, chè siamo uomini: gli animali peggiori e più aggressivi del pianeta. Ci vuol ancora meno a trasformarsi in cacciatore di cani. Se invece sei una segretaria che sogna di compiere un atto eroico e godersi un momento di gloria televisiva, ci vuol poco a diventare cacciatrice del cacciatore di cani. Commedia nerissima, humour demente e fine a se stesso, l’esordio di Bong è una bomba di cinismo impazzito, con stile da vendere e il mirino puntato sulla miseria sociale dilagante. Amore a prima vista.

– Memories of murder (2003): è stato, è, e sarà nei pochi secoli che restano da vivere all’umanità, la versione definitiva del film sui serial killer. Memories of Murder è fratello di True Detective, di sembianze differenti ma con lo stesso carattere. Il noir che diventa la migliore arma per trasmettere il malessere sociale, la fotografia livida e la pioggia pesante e catartica, l’assoluta marginalità del whodonit, la coppia di sbirri malandati e sofferenti: due umanità sull’orlo della caduta che cercano di rialzarsi scontrandosi. Proprio come Rust e Marty. L’aspetto più eclatante del film coreano sta nel suo essere profondamente politico: tutta la sua magniloquenza visiva, di scrittura, il tasso emotivo (e di tensione costante) altissimo, per attaccare il Potere. Con un finale maestoso. Campione d’incassi in patria.

– The Host (2006): tanto per ripeterci, il Film di Mostri definitivo. Horror, melodramma, sci-fi, dark comedy, eco-vengeance, per un blockbuster (è stato il film più visto in assoluto nella storia della Corea del Sud) che è una gioia per gli occhi e giustifica ampiamente il paragone di Tarantino con lo Spielberg migliore. Ma è contemporaneamente anche un film politico, e se è vero che sappiamo bene chi sono i reali mostri, il lirismo anarchico di Bong mette in scena il concetto in maniera inedita e indimenticabile, attribuendo inoltre un nuovo e sovversivo significato al concetto di “film per famiglie”.

401774_10200487325057678_698495360_n– Shaking Tokyo (2008): frammento firmato da Bong dell’opera collettiva Tokyo!, realizzata insieme a Michael Gondry e Leos Carax. Il protagonista è un hikikomori che non esce dalla sua stanza da dieci anni, vive circondato da cartoni vuoti di pizze, libri e i tubi scarnificati dei rotoli di carta igienica (un arredamento che Bong orchestra con piglio architettonico meticoloso e geometrico). Quando incrocia per la prima volta lo sguardo di una ragazza, ne è talmente colpito da far tremare la terra. Letteralmente.

Mother (2009): si continua a raccontare di mostri, ma dalle sembianze totalmente umane, in questo giallo/melodramma che è in realtà, ancora una volta, un frullato di generi che il regista sovverte dall’interno. L’amore materno fa diventare la protagonista una detective instancabile, e Bong penetra nel cuore nero della comunità, che ribolle di odio di classe, ipocrisie e grettezza. Tutti colpevoli, tutti custodi di segreti. E allora l’unica cosa da fare è cancellare i ricordi, letteralmente. Visione magistrale, cupa e destabilizzante.

Snowpiercer (2013): l’umanità superstite è costretta su un treno, lo Snowpiercer, a moto incessante e a guida autoritaria. Conflitto di classe come conflitto di classi, che diventa orizzontale, tra chi viaggia in prima e comanda da par suo, e chi viaggia in ultima e ne subisce l’oppressione. Distopia steampunk, nella quale la rivoluzione vera non è nella sovversione del sistema dall’interno, chè siamo tutti complici perché consapevoli, ma nella distruzione del sistema, nel rifiuto stesso dell’ontologia del sistema. Grandissimo cinema e finale, come di consueto, incredibile.

Il prossimo film di Bong sarà girato tra la Corea e New York. Sappiamo pochissimo, quasi niente. Eccetto che:

“non sarei mai capace di girare un musical, perché non vorrei mai essere il responsabile di quel momento imbarazzante nel quale un attore prende a cantare”.

E questo è il sesto, dei motivi del nostro amore per Bong Joon-ho.

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